Riserva cognitiva e invecchiamento cerebrale:
come mantenere il cervello in salute

A cura del Team R&D di TL Pharma

Sommario

Parole chiave
Abbreviazioni
Riassunto
Come funziona il cervello
Riserva cognitiva
Plasticità neuronale: la base biologica della riserva cognitiva
Come si costruisce e si protegge la riserva cognitiva
Come supportare la salute del cervello: la nutraceutica
Conclusioni
Bibliografia

Parole chiave: Sinapsi, Riserva Cognitiva, Neuronutrizione, Prevenzione, Neuroplasticità

Abbreviazioni: ATP – Adenosin Trifosfato, RC – Riserva Cognitiva, MCT – Acidi Grassi a Catena Media

Riassunto

In un mondo in cui la popolazione è sempre più longeva, comprendere come preservare le funzioni cognitive è diventato un aspetto essenziale del benessere. Negli ultimi anni, uno dei concetti che ha rivoluzionato il modo di interpretare la salute cerebrale è quello di riserva cognitiva: un insieme di risorse funzionali che il cervello costruisce nel tempo attraverso esperienze, apprendimento, stimoli e relazioni sociali. Questa “scorta di resilienza” permette all’individuo di compensare più efficacemente i danni dovuti all’età o a malattie neurodegenerative, mantenendo più a lungo le funzioni cognitive.

A ciò si affianca la plasticità neuronale, cioè la capacità del cervello di modificarsi e riorganizzarsi. Tuttavia, perché queste capacità possano esprimersi al meglio, il cervello necessita di un costante apporto di energia, micronutrienti e molecole protettive. Negli ultimi anni la ricerca ha evidenziato il ruolo della nutraceutica nel supportare la salute neuronale, combattendo l’infiammazione e lo stress ossidativo, e contribuendo alla longevità cerebrale.

Come funziona il cervello

Il cervello è l’organo più complesso del corpo umano. È diviso in due parti note come emisfero destro ed emisfero sinistro, ciascuna organizzata in diverse sezioni con funzioni specifiche. L’emisfero sinistro è responsabile della parola e del linguaggio, mentre l’emisfero destro fornisce informazioni spaziali. Inoltre, l’emisfero sinistro controlla il lato destro del corpo, mentre l’emisfero destro controlla il lato sinistro del corpo [1].

Diversi tipi di cellule costituiscono il cervello; l’unità funzionale primaria è rappresentata dai neuroni, cellule caratteristiche dotate di un corpo cellulare (in cui si trova il nucleo), dendriti e assoni.

Gli assoni sono indispensabili per la comunicazione neuronale. Lo spazio attraverso cui passa il segnale tra un neurone e quello successivo prende il nome di sinapsi. A seguito della generazione di un impulso elettrico i neuroni rilasciano, attraverso le sinapsi, minuscole vescicole che contengono i neurotrasmettitori. Questi ultimi, in qualità di messaggeri chimici, attivano o inibiscono il neurone successivo coinvolto nella sinapsi. Questo complesso sistema di connessioni costituisce le reti neurali, fondamentali per i processi di memoria, apprendimento, emozioni e controllo motorio [2].  Tutto ciò che avviene nel nostro organismo, in ogni singolo istante della nostra vita, è coordinato dagli impulsi elettrici dei neuroni [3].

Il cervello è un organo ad elevato dispendio energetico, necessita di un flusso costante di ossigeno, glucosio ed altri micronutrienti. Consuma circa il 20% dell’energia totale dell’organismo. La principale fonte di nutrimento per questo organo è il glucosio, dal quale si produce l’energia (sottoforma di ATP, Adenosina Trifosfato) necessaria per la generazione degli impulsi nervosi. Il cervello ha bisogno di un costante rifornimento di glucosio ed ossigeno, poiché a differenza di altri tessuti che sono in grado di immagazzinare il glucosio in depositi di glicogeno, non è in grado di farlo, per questo è estremamente vulnerabile a situazioni di ipoglicemia e ipossia.

Le cellule nervose hanno una capacità estremamente limitata di rigenerarsi e non sono in grado di riprodursi; di conseguenza, quando un neurone muore risulta impossibile sostituirlo, così che vengono perse anche tutte le connessioni che dipendevano da esso, generalmente comprese tra 500 e 1000 sinapsi per singolo neurone [4]. Ecco perché è essenziale proteggere i neuroni, in quanto la loro degenerazione comporta inevitabili ripercussioni sulle funzioni cognitive.

Riserva cognitiva

La Riserva Cognitiva (RC) descrive la teoria secondo cui la capacità cognitiva, il livello di istruzione e il livello di occupazione facilitano una migliore gestione di patologie cerebrali [5]. La RC postula che le differenze tra i vari individui nei processi cognitivi o alla base dell’esecuzione di un compito fanno in modo che alcune persone affrontino meglio di altre il danno cerebrale [6].

La RC rappresenta pertanto la resilienza del cervello al danno cerebrale. Ad esempio, un trauma cranico della stessa entità può causare diversi livelli di deterioramento cognitivo, e tale deterioramento può variare nella sua velocità di recupero.  Sembra esserci un’importante correlazione tra esperienza e attività accumulate nella vita e l’evoluzione di una malattia neurodegenerativa. Un lavoro intellettuale, lo sviluppo di un hobby, un percorso di studio avanzato, sembrino favorire la riserva cognitiva.

Il cervello sfrutta la risorsa cognitiva quando è sotto attacco, di una malattia come pure dell’invecchiamento. Si consideri che siamo di fronte a una popolazione che invecchia, per questo è importante comprendere i segreti di un invecchiamento in salute.

Plasticità neuronale: la base biologica della riserva cognitiva

La plasticità neuronale è definita come la capacità del sistema nervoso di modificare la propria attività in risposta a stimoli intrinseci o estrinseci, riorganizzando la propria struttura, le proprie funzioni o connessioni dopo lesioni [7][8].

Il Sistema Nervoso può reagire agli stimoli intrinseci o estrinseci ad esempio modificando la forza delle connessioni tra i neuroni a livello sinaptico, oppure tramite una riorganizzazione funzionale in cui alcune porzioni del cervello assumono nuove funzioni [9].

Come si costruisce e si protegge la riserva cognitiva

Il cervello va allenato. Tutte le esperienze formative e stimolanti che vengono vissute nel corso della vita, vengono immagazzinate nel cervello e contribuiscono ad implementare la riserva cognitiva. Ci sono programmi mirati al miglioramento delle performance cognitive negli anziani.  Un corretto stile di vita durante le varie fasi preserva la funzione cerebrale. Una dieta scorretta, scarso sonno, isolamento sociale, scarsa gestione dello stress, abuso di alcol (che influisce nell’ippocampo), fumo, sedentarietà, cattivo riposo, smettere di imparare, aumentano i rischi di sviluppare patologie cerebrali.

Risposta ai segnali ormonali

La prostata ha anche un’importante funzione di risposta ai segnali ormonali degli androgeni, tramite il recettore degli androgeni (AR). Nella prostata, il testosterone (T) viene convertito dall’enzima 5-alfa-reduttasi (5-αR), in diidrotestosterone (DHT), androgeno con maggiore affinità di legame per il recettore degli androgeni AR. Il DHT nell’epitelio prostatico regola centinaia di geni, tra cui quelli che permettono di mantenere l’omeostasi prostatica, tra cui la crescita delle cellule prostatiche e la loro funzionalità.

La prostata è un organo androgeno-dipendente e l’attivazione dell’AR è essenziale per il normale sviluppo e la normale funzione prostatica [5]. Alterazioni nella segnalazione del Recettore degli Androgeni possono portare a patologie prostatiche [6].

Come supportare la salute del cervello: la nutraceutica

La nutraceutica rappresenta oggi un campo in costante crescita per il supporto alla salute cognitiva. Anche se non sostituisce uno stile di vita sano, può svolgere un ruolo significativo nel proteggere le cellule neuronali e nel favorire il corretto funzionamento del cervello durante l’invecchiamento.

Le molecole più studiate si possono raggruppare in alcune categorie chiave:

  • Sostanze che proteggono i neuroni dallo stress ossidativo e l’infiammazione, quali Vitamina C, Vitamina E, Polifenoli…
  • Molecole che sostengono l’energia metabolica del cervello, come le Vitamine del gruppo B, il Coenzima Q10, gli MCT (Acidi Grassi a Catena Media)
  • Nutrienti che favoriscono l’integrità delle membrane neuronali, come gli Omega-3, la fosfatidilserina…
  • Molecole che favoriscono la longevità e la funzione cognitiva, come la citicolina…

In un contesto di invecchiamento fisiologico o di prevenzione, queste sostanze possono contribuire a mantenere il cervello più giovane, efficiente e resistente.

Conclusioni

L’invecchiamento cerebrale non è un processo inevitabile e uniforme: molto dipende da come la nostra mente e il nostro cervello siano stati “nutriti” nel corso della vita. La riserva cognitiva e la plasticità neuronale rappresentano i due grandi pilastri della resilienza del sistema nervoso.  È dimostrato che attività stimolanti, uno stile di vita equilibrato e una buona gestione dello stress contribuiscono a costruire un cervello più forte.

Accanto a ciò, la nutraceutica offre strumenti aggiuntivi per sostenere la salute cognitiva, proteggendo le cellule neuronali, migliorando la produzione di energia, combattendo infiammazione e stress ossidativo e favorendo la longevità cellulare.

Promuovere fin da subito abitudini sane, apprendimento continuo e una corretta integrazione nutrizionale significa investire nella qualità della vita futura: un cervello più attivo, più flessibile e più resistente nel tempo.

Bibliografia

[1]      “https://www.ncbi.nlm.nih.gov/books/NBK279302/”.

[2]      “https://www.ninds.nih.gov/health-information/public-education/brain-basics/brain-basics-know-your-brain”.

[3]      “https://www.avisbusto.it/2021/04/13/scientificamente-avis-sangue-al-cervello-il-metabolismo-del-sistema-nervoso/”.

[4]      J. Hawkins and S. Ahmad, “Why Neurons Have Thousands of Synapses, a Theory of Sequence Memory in Neocortex,” Front Neural Circuits, vol. 10, Mar. 2016, doi: 10.3389/fncir.2016.00023.

[5]      A. G. M. Temp et al., “The role of cognitive and brain reserve in the clinical presentation and progression of amyotrophic lateral sclerosis,” Sci Rep, vol. 15, no. 1, p. 20232, Jun. 2025, doi: 10.1038/s41598-025-97509-y.

[6]      Y. Stern, “Cognitive reserve☆,” Neuropsychologia, vol. 47, no. 10, pp. 2015–2028, Aug. 2009, doi: 10.1016/j.neuropsychologia.2009.03.004.

[7]      “https://www.ncbi.nlm.nih.gov/books/NBK557811/”.

[8]      P. Mateos-Aparicio and A. Rodríguez-Moreno, “The Impact of Studying Brain Plasticity,” Front Cell Neurosci, vol. 13, Feb. 2019, doi: 10.3389/fncel.2019.00066.

[9]      “Chapter 51 Recovery of function,” 2009, pp. 833–841. doi: 10.1016/S0072-9752(08)02151-9.

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