Nutraceutica e dolore neuropatico:
evidenze e prospettive terapeutiche
A cura del Team R&D di TL Pharma

Sommario
Parole chiave
Abbreviazioni
Riassunto
Introduzione
Dolore neuropatico: diagnosi e trattamenti
Dolore pelvico e vulvodinia
Fibromialgia
Neuropatie periferiche
Neuropatia diabetica
Integratori per il dolore neuropatico
Bibliografia
Parole chiave: neuropatia, dolore, lesione, fibre nervose, terapia multifattoriale
Abbreviazioni: NP, dolore neuropatico – NPQ, Neuropathic Pain Questionnaire – ACR, American College of Rheumatology – TCA, antidepressivi triciclici – SNRI, inibitori della ricaptazione della serotonina e noradrenalina – FM, fibromialgia – DPN, neuropatia diabetica periferica – PEA, palmitoiletanolamide
Riassunto
Il dolore neuropatico è una condizione di dolore cronico caratterizzata da una combinazione di sintomi tra cui dolore spontaneo, dolore evocato e parestesia. Le neuropatie possono colpire zone differenti, nascere da lesioni di varia natura e manifestarsi con dolore più o meno intenso a seconda della specifica condizione considerata. Alcune di queste, note per il disagio che provocano a chi ne soffre, sono la vulvodinia e il dolore pelvico, la fibromialgia, le neuropatie periferiche e diabetiche. Il fattore eziologico è una lesione nervosa o malattia del sistema somatosensoriale centrale o periferico. Questa condizione si traduce in una compromissione della qualità della vita, in quanto risulta poco immediata la sua identificazione dal punto di vista diagnostico e non sempre risolvibile con il solo trattamento farmacologico.
La diagnosi del dolore neuropatico infatti richiede tempo e attenzione, poiché in assenza di biomarcatori del dolore, il dolore neuropatico viene identificato solo sulla base di criteri clinici. La sfida dunque è duplice: in primo luogo differenziare il dolore neuropatico da altri tipi di dolore e successivamente diagnosticare la lesione o la malattia potenzialmente causa del dolore stesso. I trattamenti ad oggi disponibili prevedono interventi di tipo farmacologico (farmaci analgesici, antiepilettici, TCA e SNRI) e non farmacologico (fisioterapia, psicoterapia e neurostimolazione).
TL Pharma propone formulazioni mirate al sollievo dalla sintomatologia dolorosa e al supporto psicologico, pensate come complemento di una eventuale terapia farmacologica e/o psicologica.
Introduzione
Il dolore neuropatico (NP) è una condizione di dolore cronico dovuto ad una lesione o malattia del sistema somatosensoriale. Il NP è caratterizzato da una varietà di sintomi che possono presentarsi singolarmente o in combinazione, come dolore spontaneo, continuo o intermittente, dolore evocato e parestesia. Ciò che distingue le sintomatologie sono l’origine e la natura del dolore, che può dunque manifestarsi in maniera differente [1].
Il dolore spontaneo nasce in assenza di uno stimolo sensoriale e si presenta spesso come dolore bruciante, lancinante, pungente, schiacciante, talvolta accompagnato da parossismi simili a scosse elettriche con piccoli intervalli tra una fase dolorosa e l’altra. Il dolore evocante nasce invece a seguito di uno stimolo sensoriale meccanico o termico, manifestandosi come iperalgesia o allodinia. Nel primo caso, si ha una risposta esagerata ad uno stimolo normalmente nocivo, nel secondo caso, si ha una risposta dolorosa ad uno stimolo normalmente non nocivo e il dolore può perdurare anche a seguito della cessazione dello stimolo. Le parestesie invece comprendono tutte quelle sensazioni di formicolio, intorpidimento e prurito tipici di un arto “addormentato” [2].
Il dolore neuropatico è possibile definirlo come la conseguenza di una lesione a carico del sistema somatosensoriale centrale o periferico, o di una malattia dello stesso. Queste sono le cause principali di questa condizione altamente debilitante che colpisce circa il 7-10% della popolazione generale a livello globale, prevalentemente nei pazienti di età superiore ai 50 anni [3].
Più nello specifico si tratta di mononeuropatie quando è coinvolto un singolo nervo, plessopatie quando sono coinvolti più nervi di uno stesso plesso neurale, o polineuropatie quando sono coinvolti molteplici nervi in tutto il corpo [4]. Il danno alle vie nervose dunque è responsabile della comparsa di scariche ectopiche provenienti dal nervo lesionato che si propagano lungo tutte le fibre adiacenti. Questa alterazione nella funzione nervosa è definibile come una ipereccitabilità della fibra compromessa che, a seguito della lesione subita, non esplica correttamente i processi di trasduzione del segnale nervoso [5].
Dolore neuropatico: diagnosi e trattamenti
La diagnosi di NP non è sempre chiara ed immediata, in quanto l’assenza di biomarcatori come criterio diagnostico implica la sola raccolta di dati clinici mediante esami neurologici. Alcuni dei parametri considerati ed utilizzati per la diagnosi sono la valutazione della sensibilità superficiale (stimoli tattili) e profonda (vibratoria, chinestesica), biopsia cutanea per valutare l’innervazione epidermica e test termici per valutare la risposta al caldo e al freddo [6].
A supportare i test neurologici vi sono inoltre questionari specifici per NP come l’NPQ “Neuropathic Pain Questionnaire” composto da 12 quesiti totali, 10 relativi a sensazioni e risposte sensoriali, 2 relativi agli affetti. Tuttavia, esami strumentali come risonanza magnetica o elettromiografia risultano dei buoni mezzi diagnostici come supporto alla diagnosi di NP [7].
I trattamenti disponibili possono essere sia di natura farmacologica che non farmacologica, per cui è possibile parlare di terapia multifattoriale che prevede l’insieme di più approcci. I primi prevedono la somministrazione di farmaci di diversa natura: antiepilettici come gabapentin e pregabalin, antidepressivi triciclici come amitriptilina o imipramina, SNRI come duloxetina o venlafaxina e in casi estremi oppioidi come tramadolo e morfina considerati farmaci di seconda/terza linea. Alcuni trattamenti emergenti inoltre mirano allo sviluppo di farmaci bloccanti dei canali del sodio voltaggio dipendenti, coinvolti nella genesi del potenziale d’azione e dell’impulso nervoso [3]. I trattamenti non farmacologici invece prevedono interventi di varia natura come la neurostimolazione, radiofrequenza, fisioterapia e psicoterapia che, in alcuni casi, possono rappresentare una valida alternativa all’uso di farmaci.
Studi recenti hanno fatto luce sull’efficacia e la sicurezza della neurostimolazione magnetica transcranica ripetitiva, confermandone l’efficacia ed evidenziando le frequenze e il numero di impulsi ottimali per ottenere il miglior effetto analgesico nei pazienti con dolore neuropatico [8]. Tra le tecniche di riabilitazione fisica ad oggi oggetto di studio invece rientrano la fluidoterapia, l’idromassaggio, gli ultrasuoni, correnti a bassa frequenza, le quali mostrano risultati promettenti ma ancora insufficienti alla risoluzione completa del dolore [9].
Nonostante le opzioni terapeutiche siano molteplici, rimane di notevole importanza identificare l’approccio migliore sulla base delle caratteristiche uniche dell’individuo colpito da NP che, a seconda delle condizioni e lesioni riportate, può richiedere trattamenti specifici e calibrati sui propri sintomi.
È possibile classificare il dolore neuropatico sulla base delle zone colpite dalla lesione somatosensoriale, dunque sulla zona in cui il soggetto che ne soffre percepisce più dolore. Secondo questo criterio, il dolore può essere periferico, centrale, localizzato o diffuso, a seconda che il danno si limiti ai nervi periferici o centrali e che il dolore sia circoscritto ad un’area specifica o un’area più ampia del corpo. I tipi di neuropatie più comunemente note che rispondono alle proprietà elencate sopra, sono il dolore pelvico, vulvodinia, fibromialgia e neuropatie periferiche come la neuropatia diabetica.
Dolore pelvico e vulvodinia
Tra le varie tipologie di NP vi è il dolore pelvico cronico, definito come un dolore persistente o ricorrente localizzato a livello dei genitali, del pavimento pelvico e del basso addome, di durata superiore a 6 mesi. È un tipo di dolore localizzato che colpisce per lo più le donne che manifestano iperalgesia ed allodinia come sintomi principali utilizzati in fase di diagnosi. È possibile distinguere il dolore pelvico primario quando non vi è alcuna patologia sottostante identificabile e secondario quando associato ad una condizione patologica chiara, come sindrome dell’intestino irritabile, endometriosi, cistite interstiziale o vulvodinia [10].
La vulvodinia è una condizione che si verifica nell’8-10% delle donne di tutte le età ed è caratterizzata da dolore vulvare che coinvolge una complessa interazione di meccanismi tra cui dolore periferico e centrale, disfunzione muscolare e autonomica del pavimento pelvico. Anche la neurofisiopatologia della vulvodinia è multiforme ed è caratterizzata da anomalie sensoriali sia periferiche che centrali. Infatti, la vulvodinia è caratterizzata da allodinia meccanica e iperalgesia localizzate nell’area vulvovaginale e spesso si verifica nel contesto di altre condizioni di dolore cronico sovrapposto [11]. La diagnosi di vulvodinia può essere riassunta come un aspetto vulvare normale, in associazione con sensibilità introitale al test con tampone di cotone. In alcune donne può essere presente anche dolorabilità dei muscoli del pavimento pelvico, per cui è possibile definire la vulvodinia come un sottotipo localizzato di dolore pelvico [12].
Fibromialgia
La fibromialgia (FM) è una sindrome caratterizzata da dolore muscoloscheletrico cronico e diffuso, spesso accompagnato da altri sintomi che si stima colpisca dal 2 all’8% della popolazione mondiale. Questa condizione dolorosa è causata da un fenomeno di sensibilizzazione centrale caratterizzato dalla disfunzione dei neurocircuiti, coinvolgendo la percezione, la trasmissione e l’elaborazione degli stimoli nocicettivi, con la manifestazione dolorosa prevalentemente a livello dell’apparato locomotore.
La FM sembra dunque essere correlata a un problema di elaborazione del dolore a livello cerebrale e sembra essere più comune nelle donne che negli uomini a causa dei livelli più elevati di ansia e depressione, comportamento alterato in risposta al dolore, input alterati sul SNC ed effetti ormonali correlati al ciclo mestruale [13].
I pazienti con FM presentano una soglia del dolore più bassa che genera una condizione di iperalgesia diffusa e/o allodinia. Questi fenomeni di FM sono stati confermati in studi clinici che hanno utilizzato la neuroimmagine funzionale o hanno misurato alterazioni nei livelli di neurotrasmettitori che influenzano la trasmissione sensoriale e il dolore [14]. Sono stati sviluppati molteplici criteri diagnostici per la fibromialgia, molti dei quali sono in uso oggi. I criteri di classificazione iniziali dell’American College of Rheumatology (ACR) includevano dolore diffuso e molteplici punti dolenti muscolari specifici testati sui pazienti sospetti di FM, a cui sono stati successivamente aggiunti ulteriori parametri come il grado di affaticamento, il risveglio non riposato e i sintomi cognitivi [15].
Neuropatie periferiche
Le neuropatie periferiche sono malattie del sistema nervoso periferico che comprendono disturbi delle cellule e delle fibre nervose periferiche. Possono manifestarsi secondariamente a un’ampia gamma di patologie e colpiscono per lo più nervi cranici, radici e gangli nervosi
spinali, nervi del sistema nervoso autonomo. È possibile classificare le neuropatie sulla base della quantità dei nervi coinvolti (mononeuropatie, neuropatie multifocali, polineuropatie) o sulla base del tipo di danno nervoso che le caratterizza (assonali, demielinizzanti, miste).
La maggior parte delle neuropatie periferiche si sviluppa nell’arco di mesi o anni, ma alcune sono rapidamente progressive, tuttavia, i sintomi più frequentemente riscontrati includono intorpidimento e parestesie, dolore, debolezza e perdita dei riflessi tendinei profondi [15].
Le neuropatie periferiche hanno origini diverse, in alcuni casi le cause sono metaboliche o sistemiche, altre volte sono cause tossiche. Sebbene dunque l’esatta fisiopatologia dipenda dalla patologia sottostante identificata come causa, è possibile identificare uno schema comune a tutte le condizioni che permette di identificare i meccanismi attraverso i quali i nervi periferici subiscono le lesioni. Alcuni di questi ad esempio prevedono la degenerazione segmentale, dove a subire il danno è la guaina mielinica, oppure la degenerazione assonale dove la lesione è a carico dell’assone [16].
Tra le principali patologie responsabili della comparsa di neuropatie periferiche ci sono: malattie autoimmuni, ipotiroidismo, carenze nutrizionali (vitamine B6-B12), infezioni virali, tossine, agenti chemioterapici, tumori, condizioni ereditarie, mielomi e diabete mellito. In quest’ultimo caso, prende il nome di neuropatia diabetica.
Neuropatia diabetica
La neuropatia diabetica (DPN) è una perdita della funzione sensoriale che inizia distalmente negli arti inferiori ed è caratterizzata da dolore e morbilità che, nel tempo, si sviluppa almeno nel 50% degli individui con diabete. Il controllo glicemico arresta efficacemente la progressione della neuropatia diabetica nei pazienti con diabete mellito di tipo 1, ma gli effetti sono più modesti in quelli con diabete mellito di tipo 2. Si tratta di una malattia neurodegenerativa unica del sistema nervoso periferico che colpisce per lo più gli assoni sensoriali, gli assoni autonomi e, in seguito, in misura minore, gli assoni motori.
Nei soggetti diabetici, è possibile parlare di glucotossicità, ovvero quella condizione in cui l’eccesso di glucosio causa la degenerazione dei neuroni mediante la glicazione di numerose proteine strutturali e funzionali. Questo processo determina l’alterazione o la perdita della funzione proteica e promuovere il rilascio di molecole pro-infiammatorie e radicali liberi [17].
Lo screening della DPN include la raccolta dettagliata della storia medica e test sensoriali di base. Infatti, come causa diretta della DPN, il controllo dei livelli di glicemia è di grande importanza nel processo di trattamento della patologia. È stato dimostrato che l’incidenza della neuropatia periferica aumenta con il peggioramento dello stato della glicemia ed è circa cinque volte più comune nei pazienti con diabete confermato rispetto a quelli con glicemia normale.
Nella pratica clinica vengono attualmente utilizzati diversi farmaci per il trattamento della patologia, classificabili in base alla loro azione come farmaci che migliorano i sintomi e farmaci che agiscono sulla patogenesi. Tuttavia, non sono disponibili farmaci in grado di invertire la progressione della DPN [18].
Integratori per il dolore neuropatico
A supporto delle terapie farmacologiche o, in alcuni casi, come sostituti all’uso di farmaci, numerosi attivi naturali e integratori risultano estremamente utili a ridurre la sintomatologia dolorosa e a controllare la degenerazione nervosa. Alcuni di questi sono noti per la loro azione antidolorifica e per la capacità di contrastare l’infiammazione. Per citarne alcuni, la PEA è nota per la sua attività a livello centrale che le conferisce capacità analgesiche, la Boswellia Serrata, titolata in acidi boswellici, agisce sui processi cellulari responsabili del rilascio di mediatori pro-infiammatori, contrastandoli. Il Beta cariofillene, noto per la sua capacità di agire sul sistema cannabinoide, agisce modulando il dolore e l’infiammazione, come anche il partenio, la Mirra o l’acido lipoico. Infine, alcune vitamine del gruppo B svolgono un ruolo cruciale nel funzionamento del sistema nervoso, come la B12, la quale prende attivamente parte alla sintesi della guaina mileinica dei neuroni, risultando pertanto di estrema importanza per una corretta trasduzione del segnale nervoso.
Dunque la nutraceutica trova largo impiego in un contesto come quello del dolore neuropatico, in cui l’uso di farmaci per trattare eventuali patologie sottostanti risulta indispensabile e può risultare la soluzione ottimale per chi cerca un supporto più naturale. In questo modo, è possibile modulare le alterazioni metaboliche ritenute responsabili dell’insorgenza della neuropatia e ad alleviare i sintomi, esercitando così la loro azione sia sulla causa che sulla manifestazione dolorosa del dolore neuropatico.
Conclusioni
Il dolore neuropatico rappresenta una condizione estremamente complessa e multifattoriale, in cui la corretta identificazione delle cause sottostanti rappresenta la svolta cruciale e necessaria per una corretta diagnosi e, dunque, per un trattamento efficace.
Oltre all’assunzione di farmaci, è sbagliato escludere, tra i possibili approcci non farmacologici, l’introduzione di un nutraceutico come supporto alla funzione nervosa e come sollievo dalla sintomatologia. A tal proposito, TL Pharma si pone come obiettivo quello di offrire un valido aiuto a tutti coloro che non riescono ad identificare l’approccio più adatto alla loro condizione, impegnandosi quotidianamente nell’ideazione, nella formulazione e nella produzione di prodotti naturali, sicuri ed efficaci.
Bibliografia
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